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"Girgenti amore mio": Gianfranco Jannuzzo racconta la sua terra al Teatro Giuditta Pasta

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Articolo in: - Spettacolo  

Saronno

Ufficio Stampa del Teatro Giuditta Pasta 13/01/2011

"Girgenti amore mio": Gianfranco Jannuzzo racconta la sua terra al Teatro Giuditta Pasta Ufficio Stampa del Teatro Giuditta Pasta

Jannuzzo riparte dal genere in cui è campione: il monologo comico. Dopo il successo di "Nord Sud", il grande interprete siciliano torna a riflettere con ironia sulle debolezze, le manie e i grandi slanci di umanità della gente comune. Lo fa immerso in una scenografia evocativa, che lascia intravedere antiche colonne in rovina e modeste casupole. Un paio di occhiali scuri, una tanica vuota, un'ombra sul fondo, sono il pretesto per far vivere ancora una volta i protagonisti di un ricordo indimenticabile.

 

Teatro Giuditta Pasta
Venerdì 14 e sabato 15 gennaio 2011 - ore 21.00
Domenica 16 gennaio 2011 - ore 15.30 e ore 21.00
Girgenti Spettacoli srl presenta

Gianfranco Jannuzzo in
GIRGENTI AMORE MIO

di Gianfranco Jannuzzo e Angelo Callipo, musiche originali e arrangiamenti di Francesco Buzzurro, regia di Pino Quartullo

Jannuzzo scava nei ricordi, partendo dal suo rapporto con la città di Agrigento (Girgenti è il nome antico), dove è cresciuto. Con carisma e bravura straordinaria racconta al pubblico le lunghe file per attingere un po' d'acqua, in una Sicilia perennemente assetata; descrive i personaggi improbabili dei bar e delle strade; rievoca la voglia di fuga che contagiava i giovani; si rivolge anche a San Calogero, il santo nero, fulcro di una possibile, ma mai realizzata, rivoluzione.


NOTE DELL'ATTORE
Questo spettacolo è il tentativo sincero e appassionato di dialogare con le proprie radici e, così facendo, restituirle agli altri. Dico proprie, e non mie, a ragion veduta. Girgenti, e con essa la Sicilia intera, è per me molto più che la terra della mia infanzia o il luogo di memorie mai sbiadite. Girgenti è lo scrigno magico in cui si condensano tutte le terre, in cui tesori d'ogni genere si accompagnano a profonde ferite, profumi meravigliosi si mescolano a storie che ancora oggi non mi è sempre facile raccontare.
Girgenti è, insomma, quel groviglio di sentimenti e razionalità che accomuna ogni terra o, per meglio dire, la terra che ogni uomo si porta dentro. Già, perché proprio questo è il punto. Per ognuno di noi, inevitabilmente, gli spazi della propria terra coincidono con i confini della propria anima. Per questo ho preferito Girgenti ad Agrigento. Girgenti è un nome che non c'è più di una città che invece c'è ancora e, dunque, molto più adatto a spiegare l'intensità della sua presenza dentro di me: Agrigento è un semplice punto tra le coordinate di una cartina geografica, Girgenti è l'incrocio obbligato per cui passa ogni mia emozione.
Lo spettacolo esplora, scava, libera le mille contraddizioni che mi legano a Girgenti e a tutta la mia isola: le lunghe file che da bambino facevo per poter attingere un po' d'acqua in una Sicilia perennemente assetata, gli improbabili personaggi che con i loro tic, divertenti e amari insieme, sono a volte la cifra più caratteristica di questa mia terra, il Mediterraneo che nel suo seno ha raccolto infinite specie di culture e lingue, la voglia ossessiva di scappare per diventare, non si sa perché, migliori in un qualsiasi altro punto del mondo, ma poi l'inesauribile necessità di ritornare, di riannodare un cordone ombelicale mai tagliato, l'amore potente e assoluto per una terra che è anche donna e madre insieme, il sapore indimenticabile di antiche processioni nelle quali un santo nero, San Calogero, diventava fulcro di una sempre possibile, ma mai realizzata, rivoluzione.
Emozioni, come dicevo. Soprattutto l'emozione di raccontare la mia terra come mai prima avevo fatto, dando vita a personaggi e situazioni del tutto nuove e inedite, seguendo percorsi recitativi costruiti in modo completamente originale. Emozioni e memoria, meraviglia e stupore, come "stupor mundi" era chiamata la terra di Federico II, fuoco e acqua, lontananza e senso di appartenenza, opposti che sembrano inconciliabili, ma che, tra le latitudini dell'animo umano, si compongono in un inno d'amore, forte, diretto, immediato, come solo l'amore per la terra che ti ha partorito può essere.
"Girgenti amore mio..." è il mio pretesto, la mia metafora, la mia personale traccia di un destino che, ad ogni passo in avanti, non smarrisce la strada che corre a ritroso. Perché se non è mai certa la fine, l'inizio non può che esserci noto.
Gianfranco Jannuzzo


NOTE DEL COAUTORE
L'amore di Gianfranco Jannuzzo per la sua terra, per la sua Girgenti che è incrocio di mito e realtà, mi ha colpito subito. Mi ha colpito soprattutto la tenacia di ricordi che non si sono mai spenti e, conseguentemente, la volontà di trasformare i ricordi in suggestioni, in immagini e infine queste stesse immagini in parole. Come in una agorà greca, Gianfranco parla a tutti, svelando il profondo legame con Girgenti e con la Sicilia.
Questo legame è stato per me una scintilla, mi ha permesso di capire che ognuno ha la sua terra, ma che ogni terra custodisce, per tutti, un grumo di sensazioni che si assomigliano in maniera sorprendente. Così ho scritto di Sicilia, io che siciliano non sono, perché in essa ho visto quella stessa terra arcaica che anch'io, e come me tutti, mi porto dentro e che, a mio modo, e grazie alla genialità interpretativa di Gianfranco, ho contribuito io stesso a raccontare. Ci sono infiniti modi per parlare delle proprie radici. In "Girgenti amore mio..." lo abbiamo fatto a quattro mani, avendo sempre chiara l'idea che a quel Girgenti ognuno potesse sostituire il nome della propria città o del proprio paese. "Girgenti amore mio..." può diventare così "Milano amore mio..." o "Genova amore mio..." o mille altri luoghi.
Perché le emozioni non hanno targhe di appartenenza, i problemi che ci affliggono non sono cittadini di una sola città, i personaggi che ci fanno ridere non hanno casa solo nelle città degli altri. Così, abbiamo raccolto la Girgenti, che era di Gianfranco, e ci siamo sforzati di farla diventare la Girgenti di tutti, mettendoci dentro le personali esperienze ma anche la consapevolezza, ben salda, che non c'è nulla di così personale che un'esperienza che accomuni tutti. La più grande di tutte le esperienze, quella dell'amore per la propria terra.
Angelo Callipo

 

 

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Biglietteria:
Intero € 25,00
Ridotto € 23,00

 

Orari:
mercoledì e sabato 10.00-14.00
giovedì e venerdì 15.00-18.00
per informazioni: 02.96.70.21.27
biglietteria on line - www.teatrogiudittapasta.it
Ufficio stampa teatro Giuditta Pasta
ufficiostampa@teatrogiudittapasta.it

 

 

 

 

 

 

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