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"Tv buona dottoressa? La medicina nella televisione italiana dal 1954 a oggi" (Rai-Eri)

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Articolo in: - Editoriali   - Libri  

Dall'Italia e dal mondo

Redazione 25/09/2010

"Tv buona dottoressa? La medicina nella televisione italiana dal 1954 a oggi" (Rai-Eri) Redazione

Martedì 28 settembre ore 12.30, Rai-Sala degli Arazzi, viale Mazzini 14, presentazione del nuovo libro di Roberta Gisotti "Tv buona dottoressa? La medicina nella televisione italiana dal 1954 a oggi".
Nell'attuale società dell'informazione globale cresce la necessità da parte del pubblico di una comunicazione medico-scientifico capillare e dettagliata. Da qui l'aumento delle pubblicazioni scientifiche divulgative e delle trasmissioni radiotelevisive dedicate alla medicina, alla salute, al benessere e con l'avvento internet di siti specializzati in materia.

 

...Una carezza vale più di un lungo discorso. Il bravo medico non deve mai dimenticarsi di mettere il paziente al centro della sua attenzione, di instaurare con lui un rapporto prima di tutto umano e allacciare un legame di fiducia...
Umberto Veronesi

...Il bravo giornalista deve sempre rassicurare il pubblico, il malato non va mai intimorito, va rassicurato. Rassicurare significa renderlo sicuro che ciò che sta facendo è il meglio che c'è per lui e per la sua salute...
Luciano Onder


Parteciperanno al dibattito:
Ferruccio Fazio
ministro della Sanità
Amedeo Bianco
presidente dell'Ordine dei Medici
Roberto Natale
presidente della Federazione Nazionale Stampa Italiana
Luciano Onder (moderatore)


L'obiettivo primario di questo libro è stato di verificare il ruolo svolto dalla televisione italiana, pubblica e privata, a servizio di una corretta informazione medica, in un'ottica di prevenzione, a sostegno della diagnostica, del trattamento e della cura delle patologie o semplicemente nel favorire stili di vita e consumi salutari. Al tempo stesso si è cercato di riscontrare la presenza di elementi inquinanti la comunicazione medica o in contrasto con la deontologia medica o giornalistica, e di segnalare anche discutibili mercificazioni o spettacolarizzazioni del prodotto salute-benessere, in particolare nei programmi d'intrattenimento, nelle fiction e nei reality.
Il libro racconta la storia della medicina in tv, che s'innesta su quella della televisione in Italia, che a sua volta riflette il contesto socio-politico-culturale del nostro paese. Si tratta della prima ricerca su una materia, quanto mai ampia e diversificata, che mai era stata indagata, quella dei contenuti medico-salutari all'interno dei vari programmi, nei diversi generi televisivi. Una storia dunque che non ha l'ambizione di esaurirsi in questo volume, inteso piuttosto a tracciare un percorso originale da approfondirsi con ulteriori studi e valutazioni.
Nella prima parte del volume si propongono anzitutto forme e contenuti delle trasmissioni specializzate in tema di medicina, salute e benessere, riconducibili in massima parte alla Rai, in parte minoritaria al gruppo Fininvest-Mediaset e Tmc-La7, e in parte marginale all'emittenza locale e satellitare. Si esaminano poi le fiction incentrate su storie di medici e i reality inerenti la sfera della salute e del benessere. Infine si presentano spot, telepromozioni e campagne di promozione e di solidarietà. Filo conduttore di questa indagine conoscitiva è il rapporto complesso tra spettatori e tv legato alla sfera medica, ma anche all'esigenza del pubblico di accrescere il proprio benessere psicofisico e al desiderio di piacersi e accettarsi in una società dove l'immagine è sovrana.
Qui si pone l'interrogativo "tv buona dottoressa?", trasposto dal noto saggio di Karl Popper "tv cattiva maestra". Se il filosofo austriaco invocava una vera e propria "patente" per fare televisione, tanto più chi attraverso il video diffonde conoscenze medico-scientifiche o promuove comportamenti - che vanno a incidere sulla salute del pubblico - dovrebbe operare secondo criteri oggettivi di correttezza informativa.
Al quesito popperiano cercano di dare risposta, nella seconda parte del volume, alcuni tra i più qualificati protagonisti in campo televisivo, informativo e medico, laddove alle possibili patologie della comunicazione medico-salutare si oppongono cure e rimedi e si offrono strumenti di prevenzione.
In appendice, oltre alla lista e cronologia dei programmi di medicina, salute e benessere, e alla bibliografia generale, anche una finestra sulla medicina multimediale veicolata sulla rete internet, destinata ad accogliere anche la tv del futuro.

Volutamente si è scelto di adottare uno stile narrativo giornalistico, semplice e scorrevole, per un saggio destinato a un pubblico variegato di lettori: anzitutto gli spettatori numerosi che seguono con interesse le rubriche televisive medico-scientifiche per offrire una guida ragionata all'uso corretto della "tv dottoressa"; quindi il mondo accademico, docenti e studenti delle Facoltà di medicina, di sociologia, di scienze della comunicazione e delle Scuole di giornalismo che vogliano indagare e documentarsi su una materia a tutt'oggi povera di riferimenti bibliografici specifici; infine i giornalisti e comunicatori che operano nel settore medico-scientifico non solo in televisione, ma anche alla radio, nei giornali, negli uffici stampa, nei siti web.
Un ringraziamento particolare va a Giovanna Gatteschi, che ha creduto in questo progetto editoriale.

 

 

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Prefazione

L'educazione alla salute è cultura e la televisione, essendo un importante strumento di diffusione della cultura, può essere un importante strumento di approfondimento e crescita intellettuale. Il mezzo televisivo ha una forza unica, è popolare, entra in tutte le case. Spesso accade che la comunicazione sui media possa essere fuorviante e fuorviata, per tanti motivi, ma questo è un rischio che vale la pena correre, perché il silenzio su ciò che fa paura è sicuramente un male peggiore.
Per il giornalista che affronta tematiche legate alla medicina e alla scienza è rilevante avere una base di conoscenze scientifiche, come per il medico è rilevante conoscere le nozioni di base della comunicazione, fondamentale anche per un buon dialogo medico-paziente. Già a livello universitario e di specializzazione il medico dovrebbe imparare a comunicare con i pazienti e con i familiari. Una comunicazione costruttiva da parte di tutti i medici ridurrebbe di molto l'effetto della cattiva informazione. Il mondo della scienza dovrebbe essere più cosciente dell'importanza della comunicazione scientifica e imparare a comunicare di più e meglio: per aiutare tutti i cittadini a comprendere e ad ascoltare il linguaggio della scienza e quindi a capire e a partecipare alle scelte che riguardano la loro vita.
Il cittadino comune è bersagliato prevalentemente da notizie riguardanti i progressi terapeutici e diagnostici, che rischiano di dare la sensazione ingannevole di poter guarire da tutte le malattie. Ciò avviene perché anche i media hanno determinate esigenze: devono seguire la logica della notizia, che è una logica di forti emozioni e non certo di pacatezza. Troppo lenti i processi scientifici per un mondo mediatico che ha la possibilità di comunicare in tempo reale. Anni, decenni le unità di misura della scienza; minuti, secondi quelle dei media. Troppo diversi gli obiettivi di comunicazione: la scienza deve educare, i media devono interessare. Divergenti anche i tratti fondamentali: la scienza è universale e obiettiva mentre i media sono molto spesso "di parte", perché perseguono l'obiettivo di creare opinione. Tuttavia, l'informazione scientifica è troppo importante e necessaria; è meglio per il medico correre il rischio di un paziente troppo informato, autonomo e intraprendente piuttosto che trovarsi di fronte una persona che non ha consapevolezza e si sente persa e incapace di aderire a un progetto di cura. Meglio quindi un eccesso di comunicazione che il silenzio. Non dimentichiamo poi l'importanza dell'informazione nella prevenzione.
L'informazione e la sensibilizzazione hanno salvato e salveranno molte vite. Per questo è fondamentale che ci siano nel panorama televisivo programmi di qualità. Alcune caratteristiche? Estremo rigore nella selezione delle fonti, la scelta dei temi da trattare effettuata congiuntamente a esperti medici, poca spettacolarizzazione ed effetti emotivi.
Un buon programma inoltre non può prescindere da un buon comunicatore, che sappia trasmettere i contenuti e i principi della scienza e rendere partecipi e coscienti i cittadini dei suoi continui progressi. Il nuovo millennio ha inaugurato l'era della medicina del dialogo, del rapporto paritario fra medico e paziente, fra cittadino e ricercatore, lasciando alle spalle l'epoca paternalistica o supertecnica della scienza medica, che relegava il paziente e suoi familiari in una posizione di debolezza e smarrimento, proprio nel momento critico della malattia. Il buon giornalista medico-scientifico ha dunque il compito di favorire un approccio razionale e costruttivo alla salute e alla sua tutela, in opposizione ai condizionamenti delle paure recondite della patologia come mistero indecifrabile e imponderabile, che può colpire da un momento all'altro come una maledizione. Quindi, oltre ad avere una buona base di conoscenze scientifiche, il buon comunicatore deve anche conoscere la sensibilità del suo pubblico. Esattamente come dovrebbe accadere nel rapporto medico-paziente, dove l'atto del comunicare deve in qualche modo spostare il suo fuoco dal problema o dagli eventi che sono il contenuto della comunicazione alla persona destinata a riceverlo.

Professor Umberto Veronesi
presidente dell'Istituto europeo di oncologia

 

 

 

 

 

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