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2 giugno: festa di una Repubblica "di sana e robusta Costituzione"

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Articolo in: - Comunicati  

Saronno

Alberto Jona - PD Saronno 02/06/2013

2 giugno: festa di una Repubblica "di sana e robusta Costituzione" Alberto Jona - PD Saronno
Il 2 Giugno 1946 un referendum popolare, nel quale per la prima volta votarono le donne, decise la forma Repubblicana dello stato Italiano. Il 1° Gennaio 1948 entrò in vigore la nuova costituzione della Repubblica, mandando definitivamente in pensione la monarchia e lo Statuto concesso "ai nostri amatissimi Sudditi con lealtà di Re e con affetto di padre" dal Re Carlo Alberto nel 1848. L'Italia è arrivata allo status di nazione unitaria nel 1861, circa un secolo dopo la maggior parte delle nazioni europee e degli Stati Uniti; lo Statuto è stato in vigore giusto 100 anni nei quali abbiamo subito due guerre mondiali e venti anni di dittatura, prima di arrivare a dichiarare la Repubblica con una Costituzione democratica.
 

Ecco perché la proclamazione della Repubblica è un evento fondamentale: ha rimesso avanti l’ora dell’orologio dell’Italia che era rimasto molto in ritardo rispetto a tutte le altre nazioni. Quelli del secondo dopoguerra furono anni in cui l’Italia ebbe un grande risveglio della vita politica e intellettuale, risveglio che si manifestò anche in opere d’arte e cinematografiche che ci fecero conoscere universalmente. Fu un periodo di ricostruzione della Nazione e della struttura industriale, che portò i nostri prodotti in tutto il mondo.

L’Italia cominciò a dotarsi di infrastrutture più moderne e, nello stesso tempo, lo sviluppo sociale diede al popolo maggiore giustizia sociale e un più alto standard di vita. Negli ultimi 25- 30 anni, invece, questo progresso si è interrotto.
La crisi è stata, ed è, priva di ideali e di idee: i Governi e i Parlamenti che si sono succeduti non hanno avuto visioni strategiche a lungo termine, con valori e ideali guida. Per lo più i politici si sono limitati a gestire gli interessi della propria fazione o quelli personali con il solo fine di rimanere al potere il più a lungo possibile; dovendo soddisfare, principalmente, il loro tornaconto elettorale, e di privato portafoglio, il bilancio dello Stato è stato gestito guardando al breve termine senza curare se con ciò si incrementava il debito pubblico, che ora tocca a noi ripagare con gli interessi.
L'orologio della nazione è stato nuovamente fermato per un altro sciagurato ventennio e bisogna farlo ripartire.
È ora quindi di riprendere lo spirito fondante della Repubblica e della Costituzione e di prefiggersi traguardi ideali di sviluppo dell’ Italia nella giustizia sociale, nella cultura, basata sull’istruzione pubblica e sulla ricerca. Il motto del PD “Italia bene Comune” è quanto mai appropriato al momento attuale.

Solo in una nazione giusta e solidale si potrà riprendere uno sviluppo scientifico e industriale, nella giustizia sociale. I parlamentari devono compiere il loro dovere “liberi da mandato” ma nell'interesse della collettività nazionale che rappresentano, cioè dei cittadini. Solo così si possono meritare lo scranno su cui siedono.

Festeggiamo dunque la Repubblica, democratica, fondata sul lavoro, ricordando i principi fondamentali scritti nei primi tre articoli della Costituzione,
dai quali discendono tutti gli altri.

• La sovranità appartiene al popolo, che la esercita nelle forme e nei limiti della Costituzione.
• La Repubblica riconosce e garantisce i diritti inviolabili dell’Uomo ... e richiede l’adempimento dei doveri inderogabili di solidarietà politica, economica e sociale.
• Tutti i cittadini hanno pari dignità sociale, e sono eguali davanti alla legge. È compito della Repubblica di rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale, che,  limitando di fatto la libertà e l'eguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana.

Alberto Jona
da "In Piazza" del giugno 2013

 

 

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