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Investire in istruzione e ricerca per dare più opportunità ai nostri giovani e un futuro al nostro Paese

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Articolo in: - Politiche sociali  

Dall'Italia e dal mondo

Rosanna Leotta 04/12/2009

Investire in istruzione e ricerca per dare più opportunità ai nostri giovani e un futuro al nostro Paese Rosanna Leotta

Viviamo in un periodo in cui l'individualismo, l'egoismo e l'ignoranza imperano per l'insicurezza dovuta a cambiamenti epocali, per la recessione economica causata dall'esaurimento del nostro modello di sviluppo centrato su un consumismo sfrenato, per un'ingiustizia dilagante e la mancanza di futuro per i nostri giovani e per l'intera società.

 

In un mondo simile anche chi non ha conoscenza rischia di rimanere emarginato, così l'istruzione e la formazione diventano risorse per sostenere i cambiamenti e per accompagnare gli individui nell'arco della vita. Da troppo tempo però in Italia non si investe in questi settori, anzi la scuola non è più uno strumento di elevazione sociale , e oggi qualcuno vorrebbe anche che non fosse inclusiva per integrare i più deboli o, i figli degli extracomunitari in continuo aumento. Infatti la scuola pubblica è stata messa in ginocchio da una classe dirigente a cui non interessa che i cittadini siano colti e in grado di decodificare la realtà, ma ignoranti e omologati alla voce del più forte.

Come insegnante che ha scelto liberamente di fare questa professione con serietà e passione ed ha sempre creduto che tutti debbano sedersi sui banchi di scuola, infanzie serene e infanzie difficili vicine per parlarsi, raccontarsi, giocare, apprendere per diventare più umani, affermo convinta che non esistono bambini o ragazzi regolari e bambini e ragazzi irregolari e mi spaventa e mi indigna fare parte di una comunità che può pensare questo. Voglio menzionare a tale proposito la lettera di una collega a un quotidiano: ho davanti i visi di ragazzi irregolari italiani recuperati alla vita e alla gioia della scuola; Insieme a loro vedo gli occhi duri e diffidenti dell'irregolare Gramos, ragazzino solo, arrivato dall'Albania con una nave di disperati, aveva l'aspetto di un bambino braccato che odiava il mondo, a un certo punto della seconda media i suoi occhi si alzarono e sorrisero, nei suoi disegni ricomparvero i colori. Adesso è regolare, bravo idraulico, lavora a Rovigo e telefona ancora ai suoi insegnanti perché la scuola gli ha ridato la vita.

Questo testimonia che una scuola che non sa accogliere a livello umano non sarà in grado di passare alcuna competenza. umanità non vuol dire semplice buonismo ma capacità di ascolto, rispetto delle differenze, consapevolezza del diritto ad una vita dignitosa, serietà e professionalità nell'esplicazione della propria professione.
Paradossalmente in questo tempo così strano, dove l'extracomunitario viene preso di mira, e il più forte si accanisce contro il più debole, ci lamentiamo spesso dell'indisciplina e della maleducazione de nostri ragazzi, sì, quelli italiani, della loro tracotanza fino alle manifestazioni di bullismo, che quando non sono bravate determinano anche episodi tragici; ciò ci deve fare interrogare su che tipo di società noi, che apparteniamo al cosiddetto mondo evoluto stiamo facendo crescere. Sembra che la noia che come un macigno comprime la vita emotiva, invada questi adolescenti e impedisca loro di entrare in sintonia con il mondo portandoli a gesti che impressionano, più che per la loro crudeltà, perché messi in atto senza movente.
È sempre più evidente che nella società di Internet e degli sms sia fallita l'educazione emotiva e con essa anche la formazione del cuore come organo che, prima di ragionare, ci fa sentire che cosa è giusto e che cosa non è giusto, chi siamo noi e che che cosa ci facciamo al mondo. Paradossalmente sembra che anche gli adulti nelle istituzioni (famiglia, scuola, stato, partiti) stiano perdendo questa capacità.
David Goleman, psicologo dell'università di Harvard scrive: l'educazione delle emozioni ci porta all'empatia che è la capacità di leggere le emozioni degli altri, senza la percezione delle esigenze e della disperazione altrui non può esserci preoccupazione per gli altri e io aggiungo senso civico che esula dai propri interessi personali.
Quanto sopra affermato ci fa riflettere sul fatto che in una situazione simile la famiglia e poi la scuola devono recuperare la funzione educativa e formativa per fare da freno al razzismo e all'arrivismo dilaganti, alla illegalità diffusa e non da ultimo alla semplificazione mediatica di qualsiasi riflessione. Anche un nuovo modello di sviluppo che le società post industriali hanno bisogno di riprogettare per uscire dalla drammatica crisi di questi anni trarrebbe un enorme impulso dall'investimento in istruzione, formazione e ricerca. Purtroppo negli ultimi cinque anni nel settore scuola e formazione e ricerca sono state costantemente sottratte risorse umane e finanziarie, di conseguenza stiamo diventando una società, più ignorante più chiusa ingiusta e insicura che concede la parola a chi urla più forte ea chi utilizza la pancia perdendo la testa e il cuore.

Rosanna Leotta
Responsabile scuola Partito Democratico prov. Varese

 

 

 

 

 

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