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La cittadinanza nella società dell'immigrazione

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Articolo in: - Politiche sociali  

Saronno

Giuseppe Nigro 11/04/2013

La cittadinanza nella società dell'immigrazione Giuseppe Nigro
La geografia della popolazione saronnese nell'ultimo decennio è cambiata in modo significativo. Sono circa 500 le persone provenienti da molti paesi europei ed extraeuropei che hanno preso la cittadinanza italiana e vivono nella nostra città. È un dato poco conosciuto, ma di grande attualità, su cui vale la pena riflettere. Fra questi, negli anni che vanno dal 2000 al 2012, 227 hanno giurato a Saronno, diventando oltre che cittadini italiani, saronnesi.
 

È noto che la cittadinanza viene attribuita ai giovani nati in Italia che hanno raggiunto la maggiore età o immigrati con una residenza continuativa di dieci anni (che hanno i documenti in regola, non hanno compiuto nessun reato e possono dimostrare di avere un reddito annuale che sia circa di ottomila euro, dodicimila con coniuge a carico più 1500 per ogni figlio). La pratica per diventare italiani parte dalla prefettura, dove si raccolgono i documenti, e arriva in questura dove si fa un colloquio preliminare. Espletata questa prima fase, si manda la documentazione a Roma, al Viminale, per gli accertamenti sulla fedina penale e le “note riservate” del Sismi. Si chiedono informazioni ai paesi di origine e, se tutto è regolare, arriva il decreto di cittadinanza dalla presidenza della Repubblica. E tutto finisce nel comune di residenza con giuramento di fedeltà alla Repubblica.

Se questo è l’iter abituale per chi arriva, chi nasce in Italia dovrebbe avere diritto a diventare italiano con maggior automatismo anche se con alcuni vincoli, come per esempio un arco di tempo di residenza legale dei genitori. Lo ius soli non a caso è stato auspicato anche dal presidente della Repubblica Giorgio Napolitano.

La società è cambiata e sarebbe ora di adeguarci. Mi piace ricordare, per la circostanza, quegli amici albanesi che hanno perseguito lungamente la ricerca della cittadinanza italiana. A. arrivò in Italia nel marzo del 1991 con il mercantile Vlora, che molti ricorderanno, in cerca dell’Eldorado.
Fuggiva dalla dittatura comunista e l’Italia rappresentava la libertà. Giunto a Saronno, prima clandestino, ha poi scalato tutti i gradini per conquistare la cittadinanza: dai primi permessi di soggiorno fino al giuramento. Un storia lunga vent’anni. Non ha mai vacillato. Non ha mai avuto dubbi, nonostante le difficoltà patite. Ha lavorato duramente ingegnere in patria, ha accettato di svolgere in Italia qualsiasi lavoro. L’ho visto vacillare soltanto per la figlia, nel frattempo nata in Italia. Non si capacitava perché non potesse essere cittadina italiana essendo, appunto, nata in Italia.
Esigente, ha sempre preteso dalla figlia, oggi studentessa modello presso un liceo cittadino, prestazioni scolastiche di alto livello. In Italia non ha trovato la “Merica”, ma non ha smesso di cercare i diritti che la cittadinanza attribuisce.

Fra le comunità più numerose che hanno conseguito la cittadinanza a Saronno vi sono, accanto alla comunità albanese, quella marocchina, cui fanno seguito per numerosità quelle tunisina, romena, russa e brasiliana.
Fra i proclamati a Saronno le storie sono numerose e diverse, ma tutte accomunate dalla medesima passione per l’Italia: talvolta si sentono più italiani di coloro che lo sono per diritto di sangue. Oggi vivono i nostri stessi problemi, partecipano in tempo di crisi alle nostre stesse ristrettezze.
Per la prima volta ricordiamo i nuovi saronnesi, che ancora non conosciamo abbastanza, nell’iniziativa “La cittadinanza nella società dell’immigrazione” che si terrà il 16 aprile 2013 alle ore 21 in Villa Gianetti, Via Roma 20 Saronno.
È un’occasione per costruire una comunità locale più coesa e solidale.

 

Giuseppe Nigro
Assessore all’Organizzazione,
Comunicazione e Partecipazione

 

 

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