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Perché non possiamo non dirci milanesi (e prima ancora saronnesi)

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Articolo in: - Politica  

Uboldo

Virginio Zaffaroni 24/09/2012

Perché non possiamo non dirci milanesi (e prima ancora saronnesi) Virginio Zaffaroni
Dopo le recenti decisioni del Governo le province lombarde dovrebbero sparire in gran parte. Non tutte. La Costituzione impedisce, per ora, che si realizzi il mio sogno antico di una loro cancellazione totale e duratura fino alla fine dei tempi. Comunque, dall'aggregazione prevista dovrebbero sopravvivere poche, pochissime province.
 

Per l’Alta Lombardia si ipotizza un “provincione”  Varese - Como - Lecco - Sondrio  (Stelvio incluso).
Per Milano e la sua area di influenza profonda si dovrebbe finalmente arrivare all’Area Metropolitana, alla Grande Milano: un’entità presente da una vita in ogni grande e moderna città d’Europa.

Ed ecco le novità. Busto Arsizio intende passare nella’Area Metropolitana di Milano. Anche Saronno e Caronno Pertusella intendono farlo. Si apre un’importante finestra-opportunità di rientrare dopo 85 anni nel Milanese e non si vuole perderla. Saronno e Caronno la loro intenzione l’hanno estesa agli altri quattro sindaci del Saronnese “varesino”: Cislago, Gerenzano, Uboldo e Origgio, che però nicchiano.
Anche Uboldo deve dunque assumere una decisione. E qui si deve capire bene: Uboldo lo deve fare, con o senza invito a farlo da parte di Saronno e Caronno.  Lo deve fare bene, lo deve fare riflettendo, lo deve fare la comunità e il Consiglio Comunale.  Rispetto a Saronno, per Uboldo (e anche per Origgio, Gerenzano e Cislago) la decisione ha un aspetto in più. Non si tratta solo (o tanto) di decidere se passare o meno con Milano. Questo non è gerarchicamente il primo problema (ma viene subito al secondo posto!).

Si tratta innanzitutto di decidere se, ignorando storia, geografia, economia e la logica,  Uboldo può permettersi il lusso di finire separata dalla propria città di riferimento che è Saronno. O se non sarebbe questa una follia totale.

Questa questione non è politicamente nella disponibilità esclusiva dei Sindaci. Chi sta in Consiglio e ha senno lo usi. E se non lo userà se ne assumerà la responsabilità.

Sono quasi imbarazzato a ricordare certe banalità. Uboldo è parte integrante e profonda del  Saronnese. Lo dicono la storia, le distanze , la geografia. Lo dice il complesso di servizi di cui Uboldo fruisce a  Saronno e che non può sostituire se non a gravissimo prezzo:  Asl, ospedale, sistema scolastico superiore, struttura giudiziaria, uffici finanziari e tributari. Non sto parlando di negozi, fabbriche e boutiques, per i quali forse i confini amministrativi non contano. Sto parlando di strutture non sostituibili a pari distanza e, soprattutto, in qualche modo connesse (o in futuro connettibili) con la ripartizione amministrativo-territoriale.  Uboldo lascia Saronno. Bene, che fare allora con l’ASL, andremo a Tradate? O si pensa, in una spending review al contrario, di crearne altre? E per le scuole superiori, in scarsità di posti, non è immaginabile che alla fine i ragazzi di Uboldo siano penalizzati rispetto a quelli dei comuni che rimarranno legati a Saronno?
C’è dunque una verità evidente, già posta in evidenza da Uboldo Civica e che nessun mandarino della vecchia politica e i  loro locali valets de chambre possono negare. Il Saronnese deve essere unito, anzi no, riunificato.  Solaro, Ceriano L., Misinto, Rovello, Rovellasca,ect:  tutti i suoi comuni devono tornare a far capo a Saronno, e in tal modo, tutti assieme,  fare squadra (uso un termine non mio, ma caro al lessico della politica da bar), creare sinergie, ricchezza comune, benessere, forza politico-istituzionale.

Alla luce dei fatti in corso, ciò significa che la possibilità che il Saronnese tutto (e quindi anche Uboldo) passi nell’Area Metropolitana di Milano è concreta. Ma per quanto mi riguarda è esattamente ciò che auspico. Saronno, il Saronnese, Uboldo, non hanno nulla a che fare con Varese e il suo territorio. Sia pure in senso lato, nel senso cioè della Grande Milano, noi non possiamo non dirci milanesi.
Chi ha certezze varesofile si faccia venire qualche dubbio dando un’occhiata alla cartina dell’attuale provincia di Varese e osservi come si colloca la componente del Saronnese. Coglierà subito la totale artificiosità della sua collocazione nella provincia prealpina: una specie di enclave mutilata ed estraniata.  Se poi indagherà nella storia apprenderà che fu un atto di forza mussoliniano del 1927 ad aggregarci alla Provincia di Varese, dopo una lunghissima storia di legami amministrativi con Milano.
E quasi non occorre neanche scomodare le statistiche per cogliere quanto siano intensi e senza paragoni  gli scambi economici, sociali e culturali che da sempre il Saronnese intrattiene con Milano. Alle nostre spalle abbiamo un secolo di pendolarismo verso Milano attraverso il quale  ricchezza e reddito si sono distribuiti nei nostri comuni. Così è stato, così sarà.
Tutto ciò conta, eccome. La questione decisiva è però un’altra.

È che è con il Milanese condividiamo aspetti,  problemi e prospettive comuni, in termini di urbanizzazione, orografia,  ambiente, infrastrutture, natura delle problematiche sociali, economia.  E la regola è che si dovrebbe stare con chi ci è omogeneo e può comprendere meglio i nostri problemi.

Dell’esperienza “varesina” ci rimarrebbe comunque un ricordo tangibile: nel saccheggio senza precedenti del nostro territorio con cave e discariche.

Mi sento profondamente legato a Saronno, una città che mi ha dato tanto, la mia città. Neanche un suo Sindaco polemico ed arrogante era  riuscito ad alienarla al mio affetto. Amo Milano, ci vado spesso, e quando ci vado vi avverto ancora una certa aria di Europa, che mi rinfranca.
Ma tutti converranno  che gli argomenti  che ho esposto si reggono da sé, anche senza il sostegno di qualche romantica, personalissima ragione del cuore.

 

 

 

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