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Due Pezzi di Pane (Esprimono il sentimento dell'amore)

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Articolo in: - Spettacolo  

Solaro

LamoQuette 19/03/2012

Due Pezzi di Pane (Esprimono il sentimento dell'amore) LamoQuette

A Cloe, grande città, le persone che passano per strada non si conoscono. A vedersi immaginano mille cose l'una dell'altra. Gli incontri, le seduzioni, gli amplessi, i sentimenti. Ma nessuno saluta nessuno. Gli occhi si incrociano per un momento, le mani si sfiorano appena, prima di tornare a perdersi nella solitudine ordinata e crudele.
(da "Le città invisibili" di I.Calvino)

 

Di e con
Maria Cristina Stucchi
e
Simone Severgnin

sabato 24 marzo 2012 dalle 21.00
Teatro di Solaro
via della Repubblica 55, Solaro (MI)
(angolo via U. Foscolo, di fianco alla Chiesa)


In una immaginata, ma possibile, città-deserto si muovono migliaia di individui.
Come pezzi dello stesso pane: stessa pasta, con storie diverse.
Si apre una finestra, l’obbiettivo stringe.

Due pezzi di pane. Esprimono il sentimento dell’amore, a loro modo, quasi giocando con questo sentimento così comune e complesso.

Due solitudini che si incontrano, con gli occhi ingenui di chi desidera la bellezza.
Si avvicinano come per caso. Gli sguardi incominciano a danzare, dando vita alla danza dei corpi che si incontrano, si annusano, si assaggiano.

La bellezza e la poesia dei loro corpi comincia a creare spazi, emozioni e possibilità di relazione nuove.
Gli imbarazzi crescono, insieme ai fraintendimenti, ma la musica continua a muoverli insieme verso la presa di coscienza di possibilità nuove; altri orizzonti verso cui i due personaggi possono scegliere di volare insieme.
In un dipinto surreale si muovono i corpi di una versione moderna di Paolo e Francesca; raccontando della loro storia, una storia che potrebbe. Ma che forse non può compiersi nel girone infernale assegnato loro dallo spietato non luogo in cui sembra impossibile salvarsi dal tempo di incontri sfuggenti e mai profondi. Di amori impossibili?
Danza e clownerie si fondono in un meccanismo di scrittura di scena che parte dalla certezza che uno sguardo diverso da quello che solitamente usiamo nel nostro quotidiano possa rendere luminoso qualcosa sulla scena facendo riecheggiare in ognuno di noi quelle nebbie del ricordo di cui difficilmente riusciamo a cogliere i margini definiti ma le cui sensazioni se ascoltate attentamente non possono non vibrare di nuovo in quello sguardo quasi di bambino.

 

 

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