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L'insostenibile leggerezza del crescere

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Articolo in: - Archivio 2009/2015  

Uboldo

Enrico Testi - centrosinistrauboldo 25/03/2010

L'insostenibile leggerezza del crescere Enrico Testi - centrosinistrauboldo
Anche Uboldo ha avuto la sua settimana del verde.
Tutti piantano alberi, migliaia di alberi, ovunque, ormai non si parla d'altro; non c'è progetto oggi che non abbia come sfondo il verde. Io comincio a crederci sul serio, sono quasi convinto che i miei nipoti vivranno nella foresta Padana. Ma poi, nella realtà vado ad urtare contro nuovi progetti, nuove infrastrutture al servizio delle moderne attività, quotidiani allarmi ambientali, e così, finisco col domandarmi se potrà esserci posto per tutto.
 

A guardar meglio scopro che la pianura padana è un territorio limitato allo stesso modo delle risorse dell'intero pianeta, penso inoltre che non possiamo immaginare di cavarcela vivendo a Uboldo e respirando in Nicaragua per esempio. Povera America del Sud, prima condannata a 500 anni di monocolture nelle varie zone (caffè, cotone o tabacco), poi privata di intere regioni forestali (ancora oggi), adesso costretta alla forestazione forzata; insomma sempre al nostro servizio. A questo punto credo ci sia qualcosa che non va.
Si è costruito un sistema che porta nel suo DNA il consumo come bene supremo e col tempo ha preteso d'essere l'unico modello di "sviluppo" possibile, tanto che oggi viene considerato il normale sostegno evolutivo " l'homo consumens" appunto, senza il quale tutto crollerebbe.
Mi chiedo come potrà formarsi un sistema di equilibrio fra la natura e la cosiddetta società moderna, dove l'una e l'altra appaiono antagoniste, quantomeno poco predisposte ad accettare forti cambiamenti. Alla natura non possiamo certo chiedere di cambiare le sue leggi, e il sistema moderno dal canto suo, insiste nel mantenere le proprie regole,(ad eccezione di qualche aggiustamento inevitabile a ogni principio di declino).
Allora che fare?
È difficile indicare un modello alternativo a questo sistema perverso. Esistono però persone in grado di aiutarci, che hanno impegnato l'intera vita nello studio di possibili alternative, sia in campo scientifico, che sociale ed economico, ma ahimè, non vengono investite della necessaria fiducia né gli si offrono i mezzi indispensabili per fare meglio.
La politica in questa situazione ha una forte responsabilità, come l'ha anche nelle scelte che compie sul territorio in un piccolo comune come il nostro(es. PGT).
Magari "fermarsi" un momento ci farebbe bene, non fosse altro che per trovare il tempo di riflettere.

È bene chiarire che non sono contrario alla piantumazione degli alberi, è il concetto di compensazione che non mi convince, tutti questi certificati multicolori che spuntano dal nulla.
La mia preoccupazione è che alla fine anche la questione ecologica finisca al servizio dell'attuale sistema; finisca cioè col diventare il migliore degli slogan per continuare, seppure con qualche grado di cambiamento, sulla rotta di sempre, abusandone al punto che alla fine, anche alla difesa del territorio toccherà l'inevitabile destino d'essere gettato alla rinfusa nel cassetto delle utopie.

 

 

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