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L'Occupazione del vecchio macello, la sinistra tra legalità e bisogni.

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Articolo in: - Politica  

Saronno

Lentiacontatto 18/11/2013

L'Occupazione del vecchio macello, la sinistra tra legalità e bisogni.  Lentiacontatto
Alcuni recenti eventi, quasi concomitanti, mi spingono a riflettere su questo episodio, l'occupazione del "vecchio macello" che si trascina nella nostra città da più mesi e che la destra ha cercato di trasformare in un tormentone sulla sicurezza. In realtà mi pare ponga più spunti di riflessione alla sinistra, per capire quale possa e debba essere il nostro rapporto con la legalità e non solo.
 

Questi gli antefatti: diversi mesi fa alcuni appartenenti del Telos, centro sociale autogestito di Saronno, occupano uno stabile industriale privato che viene disoccupato dopo pochi giorni e parzialmente demolito dalla proprietà. Qualche giorno dopo, occupano il vicino stabile comunale del “vecchio macello”, chiuso da diversi anni e usato, per ultimo come centro accoglienza per lavoratori extracomunitari. In questi mesi l’ Amministrazione comunale, soprassiede di fatto all’atto di illegalità compiuto, non forzando in nessun modo lo sgombero… Almeno fino a quando non si ripresentasse la possibilità di  ristrutturare l’ immobile. Un atteggiamento dialogante che riconosceva “implicitamente” gli occupanti come portatori di bisogni ed istante reali.

I fatti recenti:  la Saronno Servizi, resasi conto dell’allacciamento abusivo, realizzato alla rete idrica da parte degli occupanti , così come quello elettrico, decide di interrompere l’allacciamento stesso. Nel frattempo l’amministrazione, reperite le risorse necessarie, decide di recuperare l’ immobile per destinarlo ad un uso sociale (non importa qui entrare oltre nel merito della destinazione d’uso), e quindi di aprire entro l’anno il cantiere per i lavori. Che vuol dire sgombero, pacifico o forzato degli occupanti. Da qui comunicati e prese di posizione degli ultimi giorni.

SEL Saronno ha deciso di sostenere l’ Amministrazione, sia per il suo atteggiamento dialogante, sia perchè questa questione ci pone di fronte ad una scelta di campo sul concetto di legalità. Non nascondiamo che nella maggioranza c’è chi ha scelto di inseguire la destra sulla cultura della sicurezza, che vede la legalità come un insieme, esclusivamente formale, di regole da rispettare. Ma le regole, come sappiamo, nascondono sempre un “punto di vista” o anche un “punto di equilibrio tra “interessi e necessità” diverse. Quindi, per noi, la questione non può essere in astratto: “questa è la legge e va rispettata.”

Chi esprime questa visione della legalità nega la storia stessa del movimento operaio e più in generale la lotta per l’emancipazione che le classi sfruttate, gli umili hanno da sempre percorso.

Difficilmente ci sono stati cambiamenti storici, progressi,  che non hanno visto delle rotture, peculiari o generali, simboliche o durature nel tempo, della legalità esistente. Così è stato quando gli operai alla fine degli anni ’60 conquistarono lo Statuto dei Lavoratori grazie ad una biennio di lotte “dure” che prevedevano picchetti di fronte alle fabbriche, per impedire l’ ingresso dei crumiri, occupazioni, anche lunghe e tormentate come quella dell’ Alfa Romeo  o dell’ Innocenti; così è stato quando le donne denunciarono, con estrema dignità e senso di responsabilità i propri aborti clandestini pur di ottenere una legge che le tutelasse; così come gli studenti Universitari di Milano occupavano e tenevano “aperta” quotidianamente l’ università  Statale, la sera  contro l’ordinanza del Rettore , per garantire agli studenti lavoratori la possibilità di frequentare i seminari autogestiti con la complicità di molti Docenti democratici.

Tutti atti illegali ma che hanno comportato la rappresentazione di valori largamente condivisi e la conquista di nuove leggi e una trasformazione positiva dei rapporti sociali.

Allora innanzitutto la questione non può essere ridotta, né prima né ora, alla “legalità” ma a quali obiettivi, a come costruire condivisione sugli stessi e soprattutto a quale percorso politico si prevede per il raggiungimento degli stessi. Mi vengono in mente a tale proposito le parole di Ingrao:

” Ragazzi non bastano i cortei, non basta la vostra meravigliosa passione per battere le guerre, l’ingiustizia , il bisogno . Serve la politica per vincere . La politica che incida nel potere. Come facciamo per far diventare la vostra speranza “potere politico” ? Questo è il problema che avete davanti. Un corteo bello e ardente non è ancora politico. Quali sono le vostre armi ? Non le vedete ? Ci sono…! Sono in quel libretto che i vostri padri chiamarono Costituzione, dopo aver conquistato il diritto a scriverlo con la Resistenza…  ”

Parafrasandole bisognerebbe chiedere ai ragazzi del Telos quale sia il senso “politico” della loro occupazione e come lo si possa coniugare con la Costituzione.

Ma tornando all’oggi mi colpisce la superficialità  con cui ATTAC e il Comitato Acqua Bene Comune si sia espressa sulla vicenda  (singolare che un comitato che dovrebbe crescere inclusivamente, e casomai esprimersi autonomamente, sia strumentalmente “occupato” da una pur meritevole, per tanti aspetti, associazione).

Se l’acqua è un “bene comune” e lo si vuole rendere accessibile a tutti ciò non può voler dire che “alcuni ne possono accedere autonomamente, al di fuori di regole condivise”, ciò deve valere per l’ industriale che inquina ma necessariamente anche per un gruppo di giovani che occupa uno stabile pubblico. Se devono esistere esenzioni sui costi, eventuali percorsi “privilegiati” per accedere a questo bene, ciò dovrebbe essere fatto in relazione ad una gerarchia di priorità e bisogni, non indipendentemente deciso da un singolo soggetto…

Altrimenti, l’acqua non diventa più un bene comune ma un bene… “privatizzabile” da pochi.

Lo stesso ragionamento è decisivo anche per valutare nel suo insieme l’ “occupazione” di questo  bene comunale. Agli occupanti del Telos va iscritto il merito, al massimo, di aver posto con urgenza il tema del riutilizzo del bene stesso sottraendolo all’abbandono ma all’Amministrazione l’intelligenza di aver trovato le risorse e iscritto il recupero del “Vecchio Macello” nel proprio programma di investimenti… E non con una operazione di “privatizzazione” del bene ma destinandolo ad un importante scopo sociale.

Il segno dell’occupazione, se dovesse continuare  perderebbe qualsiasi valenza  valenza positiva, condisibile da molti, potesse avere, perderebbe qualsiasi politicità per diventare appropriazione, prepotenza di un “bene comune” destinato ad altro.

Contemporaneamente a Pisa sabato scorso una grande manifestazione ribadiva le ragioni di una occupazione, quella dell’ex Coloriuficio. Occupato, sgomberato e rioccupato altre volte. Ma lì il segno politico è diverso: un bene privato viene sottratto ad una mera logica speculativa e ricondotto ad un uso sociale.

Divero per  capacità di dialogo, diversa ed anche l’efficacia della mobilitazione, un area industriale storica viene sottratta, da tempo, ad una privatizzazione per essere trasformata in un centro di socialità. Bloccato il tentativo di una variante urbanistica che doveva rendere appetibile la trasformazione da parte dei privati. Un fronte che va dall’associazionismo Cattolico di base, ai centri sociali Pisani, alle organizzazioni politiche della sinistra. Un’ altra storia dove l’illegalità, come gli esempi storici fatti in precedenza, diventa necessità per un percorso di emancipazione.

Qui a Saronno invece, grazie all’azione accorta dell’ Amministrazione,  sviluppando un  atteggiamento politico propositivo potrebbe invece spingere tutti, occupanti e amministrazione, a cogliere la palla al balzo e spingere per allargare la riflessione sul recupero e utilizzo di tutto il patrimonio immobiliare pubblico e più in generale ancora  ad aprire un tavolo di confronto sul problema abitazione a Saronno. In questo caso la posizione mantenuta dal Sindaco permette un apertura in avanti, ma oggi l’occupazione deve finire, non ha senso continuarla di fronte alla necessità dell’amministrazione di aprire un cantiere per il recupero dello stabile. Uno sgombero forzato non gioverebbe a nessuno.

Ragazzi non bastano i cortei, non basta la vostra meravigliosa passione per battere le guerre, l’ingiustizia , il bisogno . Serve la politica per vincere . La politica che incida nel potere…

Ma la politica, gli obiettivi, le stesse parole d’ordine non possono essere ridotte a farsa (la parodia del Bene Comune) o rinchiuse in un ghetto. Armiamoci di coraggio e riprendiamo il dialogo.

Dario L.

 

 

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