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Una nuova etica per il bene comune

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Articolo in: - Comunicati  

Saronno

Mario Santo 22/02/2012

Una nuova etica per il bene comune Mario Santo

A fine mese ci troveremo in Consiglio Comunale per la presentazione del bilancio di previsione 2012. Dei numeri parleremo in quella sede, ora preme anticipare qualche considerazione sulla impostazione del bilancio. Il bilancio 2012 è caratterizzato da consistenti aumenti delle entrate dovuti a prelievi dai cittadini e da consistenti tagli alle spese che gravano indirettamente sui cittadini.

 

Le due operazioni servono a trovare soldi per contribuire al rimborso del debito pubblico italiano. I bilanci comunali sono pilotati, infatti, dal Governo che ha imposto sia le tasse che il taglio delle spese. Su chi gravano le nuove tasse? Il primo ministro Monti dice che ha inteso spostare il peso delle tasse dai fattori della produzione, cioè dai lavoratori in senso lato e dalle imprese, alla ricchezza e individua i possessori di ricchezza soprattutto  in una speciale categoria di persone, cioè nei proprietari di immobili.

La nuova ICI colpisce gli immobili rivalutati tra il 50 e il 60 per cento e tutto quello che sarà incassato dalla nuova ICI sarà girato per oltre il 90% circa allo Stato e  per meno del 10% al Comune. Questo vuole dire che lo scopo della nuova tassa non è sanare i bilanci dei Comuni, ma chiamare alcune categorie di cittadini a contribuire, più di altri, al rimborso del debito pubblico, attraverso un aumento delle tasse che loro pagano sul reddito. Dal lato dei tagli il Governo ha esercitato una forte pressione sui Comuni perché riducano le spese. Per noi a Saronno la riduzione dovrà essere del 10 per cento circa e a farne le spese, se così si può dire, saranno quei cittadini che utilizzano i servizi comunali.

Ancora una volta si tratta dell’ampia categoria degli appartenenti al mondo del lavoro e degli utenti dei Servizi Sociali. In questo ultimo caso, tuttavia, l’Amministrazione è orientata a non tagliare i servizi sociali per salvaguardare, come si dice, i più deboli e anche perché si è profondamente convinti che i servizi sociali sono lo strumento necessario  per compensare quello che non funziona del così detto libero mercato. Siamo in un periodo di turbolenza economica e sociale e in momenti come questo da un lato non si può fare affidamento sulle vecchie situazioni che conosciamo bene e dall’altro lato è difficile indicare vie nuove per la politica. Quindi è importante disporre di strumenti che salvano in qualche modo quelli che stanno peggio. Resta però la domanda: come si esce dalla crisi? È una domanda che ricorre nei discorsi di molti, soprattutto tra i responsabili delle comunità. Nell’immediato si cerca di uscirne, come si è spiegato, con alte tasse e basse spese. Si cerca di uscirne con più lavoro a parità di compenso, condizione necessaria per trovare le risorse per fare investimenti che danno risultati più a lungo termine.
Si cerca di uscire dalla crisi anche facendo appello alle riserve di chi ha di più: è il caso delle tasse sui patrimoni. Ma non basta. Recentemente è stato detto che le radici della crisi vanno riconosciute a livello antropologico ed etico: che vuol dire anche non dimenticando che vittima della crisi sono le persone e che questo obbliga a rivedere le regole e i valori della convivenza tra persone.

Se la crisi è stata provocata dalla grande finanza  non se ne esce solo presentando il conto a lavoratori e imprese. Serve una nuova etica, cioè regole e valori di convivenza nuove, quelle vecchie non hanno funzionato e al bene comune si partecipa necessariamente tutti non solo alcuni.

Assessore alle Risorse economiche, Lavoro, Commercio, Attività produttive  e Società partecipate
Mario Santo
Comune di Saronno

 

 

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