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"Passages" americani di Sandro Sardella

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Abrigliasciolta 2012-09-21

Un'esposizione e la rappresentanza italiana per la poesia al San Francisco International Poetry Festival proiettano "l'artista del segno" nel tempio della "beat generation". Chi si nutre di letteratura, come fondamento del pensiero culturale, ha sicuramente fatto i conti con nomi come Carl Solomon, Allen Ginsberg, William Burroughs, Jack Kerouac, Gregory Corso, Neal Cassady, Gary Snider, Laurence Ferlinghetti, Norman Mailer, ma anche Patti Smith e John Holmes Clellon...


Chi si nutre di letteratura, come fondamento del pensiero culturale, ha sicuramente fatto i conti con nomi come Carl Solomon, Allen Ginsberg, William Burroughs, Jack Kerouac, Gregory Corso, Neal Cassady, Gary Snider, Laurence Ferlinghetti, Norman Mailer, ma anche Patti Smith e John Holmes Clellon.
Proprio quest’ultimo riunì tutti questi artisti con un manifesto estetico nella definizione “Beat Generation”, che in Italia conosciamo grazie alle fatiche di Fernanda Pivano.
Era il novembre del 1952, Clellon a seguire diede alle stampe il primo romanzo (Go)“etichettabile” in questa corrente, che esalta libertà e coscienza al grido “Beat come ribellione. Beat come battito, Beat come ritmo”.

Nello storico quartiere di North Beach, proprio dove ha sede il centro propulsore della letteratura Beat, la City Light di Lawrence Ferlinghetti, l’artista del segno Sandro Sardella ha beneficiato quest’estate di un trattamento di riguardo: l’esposizione delle sue opere “Passages” (un ciclo di “carte” del 1999 ed uno del 2011) presso The Emerald Tablet e l’invito come unico poeta italiano al San Francisco International Poetry Festival al fianco di nomi come Amiri Baraka (USA), Antoine Cassar (Malta), Sasha Pimentel Chacon (Philippines), Neeli Cherkovski (USA), Carla Badillo Coronado (Ecuador), Agneta Falk (Sweden/USA), Lawrence Ferlinghetti (USA), Heinz D. Heisl (Austria), Jane Hirshfield (USA), Jack Hirschman (USA), Yahia Lababidi (Egypt), Dunya Mikhail (Iraq), Alejandro Murguia (USA/Mexico), Joachim Sartorius (Germany), Matt Sedillo (USA), Marie Silkeberg (Sweden), Antonieta Villamil (Columbia).

Sandro Sardella è partito per la sua conquista dell’America a luglio. Approdando in California, Accompagnata da un lettore d’eccezione Bobby Coleman, la sua mente riecheggiava delle emozioni divorate della Beat Generation, quel movimento portato avanti da poeti, letterati ed artisti che sconvolsero il mondo sociale e culturale degli Stati Uniti degli anni cinquanta: ”Ho fatto i conti con la mia storia, con le contaminazioni ricevute a distanza. Avevo quasi paura di essere schiacciato da queste schegge che porto in me. Invece ho vissuto quasi dei flashback incontrando la mia storia negli sguardi e versi di miti come Ferlinghetti e Baraka. E tutto grazie all’amico Jack Hirschman, che mi ha consentito di fare questo viaggio nella storia delle differenze che convivono. E’ stata per me la speranza che il mondo possa essere fatto di nutrimenti, spostamenti.”

Il “viaggio”, come lo chiama Sandro Sardella, si è arricchito del suo segno, che si è alimentato nuovamente ed ha alimentato gli incontri di quei giorni: “La mostra alla Emerald è stata un altro viaggio: azzardo per non annoiarmi, per non autocompiacermi. Lo spostare consente di non ancorarsi a dettami, ma di avere uno sguardo strabico che non si accontenta.
La mostra l’ha voluta fortemente Agneta Falk che mi ha fatto questo regalo portando un ciclo di “carte” del 1999 ed uno del 2011.”
La poesia performata da Sandro Sardella è stata riconosciuta come “americana” e il lettore/traduttore/ performatore Bobby Coleman è stata un’altra scoperta che ha arricchito i suoi reading ed ha completato una formazione sempre in movimento che l’artista del segno sta conducendo anche con Robert Viscusi, trasponendo in italiano il suo epico poema: “Bob e Jack e l’esperienza di strada della “carovana dei versi – poesia in azione” mi han portato alla musica della poesia. Non per niente la poesia che riscuoteva successo è quella che han tradotto come “Only job in my mind”. Che per un operaio-poeta, oggi esodato, come Sandrino è già un riconoscimento che va oltre i confini linguistici!

Il passaggio ha condotto il poeta che c’è in Sardella ad un “discanto”: “con linguaggio poetico ho costruito una sequenza di file tra schegge di memoria cultural-biografica ed il ritorno in quest’Italia… sta nascendo un nuovo progetto corale dal festival della coralità a cui sono stato invitato. E’ una vera babele, lingue che si intessono per comunicare. Ho imparato da tutti. Ho lasciato un sorriso a questi grandi uomini prima che grandi artisti che mi hanno accolto in North Beach, al Caffè Trieste. Tutti poeti diversi per poetica prima che per linguaggio. Jack è riuscito a miscelare le differenze.”

Passages” di Sandro Sardella è un invito, rinnovato, proprio a passar oltre a guardare con occhio strabico il mondo in cui agiamo. Alle volte anche solo un invito a guardarlo.

E con la speranza di poter ammirare anche noi Italiani questi “passages” del 1999 e del 2011, attendiamo l’omaggio editoriale che suggellerà questo passaggio del percorso dell’artista del segno Sandro Sardella.



Approfondimenti sulla mostra “passages” presso The Emerald Gallery in San Francisco
http://emtab.org/passages-the-art-of-sandro-sardella/

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