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Grizzly Man di Werner Herzog - Lunedì 22 ottobre allo SpazioAnteprima

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SpazioAnteprima 2012-10-21

Il film è un documentario incentrato sulla figura di Timothy Treadwell, nato nel 1957, il quale dedica gli ultimi tredici anni della sua vita agli orsi grizzly che vivono nel Parco nazionale di Katmai, in Alaska. Per tutta l'estate vi soggiorna praticando il campeggio itinerante, portando con sé una videocamera con la quale intende costruire la testimonianza, anno dopo anno, del proprio vivere "assieme" agli orsi, nella natura incontaminata.


Al termine dell'ultima sua estate, quella fatale, lascia dopo di sé il ricordo doloroso di una tragedia inaspettata (mai nessuno era stato ucciso dai grizzly nel parco di Katmai), e una mole poderosa di girato amatoriale.
Herzog viene a sapere della vicenda, vi si interessa e decide di prendere visione dei filmati di Timothy, intervistare le persone a lui vicine, dando origine così a questo documentario.

La missione di Timothy è difendere i grizzly, sensibilizzare il popolo americano sui pericoli che li minacciano, sull'importanza della loro preservazione: quest'uomo tutto entusiasmo e fragilità manifesta una passione così intensa e così sincera per queste creature da diventare in breve un personaggio di fama nazionale.
Nel suo piccolo, si inserisce nell'illustre tradizione degli ambientalisti americani, fossero essi cacciatori, esploratori, mistici, filosofi, avventurieri: giusto per fare qualche nome, è d'obbligo citare John Muir, scozzese trapiantato in America, ambientalista ante-litteram e difensore, nel concetto e nella sostanza, dell'idea di Parco Nazionale (concetto nato negli Stati Uniti), tanto da essere chiamato oggi "Father of the National Parks", oppure Ralph Waldo Emerson, filosofo, oppure Aldo Leopold, cacciatore, entrambi sostenitori di quell'idea di "natura selvaggia" per la quale gli americani hanno coniato il termine specifico di "wilderness".

 - Werner Herzog non è certo insensibile a questa concezione della natura, tanto da averne fatto lo sfondo se non la protagonista di molti suoi lavori cinematografici: si tratti del deserto di "Fata Morgana" o "Dove sognano le formiche verdi", dei ghiacci di "Encounters at the end of the world" o "Gasherbrum" o "Grido di pietra", o la giungla di "Aguirre furore di Dio" o "Fitzcarraldo", il dialogo fra Herzog e la natura non si pone mai nei termini un po' sentimentali del 'Paradiso perduto', o in quelli meno scontati della wilderness come luogo da conservare per sé, al di fuori delle logiche umane se non nei termini di luogo dove l'uomo può ritrovare se stesso attraverso la solitudine.
Herzog è consapevole del fatto che il rapporto dell'uomo con la natura si pone sempre nei termini di una dicotomia amore-odio, attrazione-repulsione, per cui ciò che affascina per la sua grandezza, il suo splendore, è nel contempo per noi sorgente di paura e/o desiderio di conquista, di sottomissione.
Egli stesso vive questa contraddizione: la sua visione della natura è disincantata, dove alcuni vedono la meraviglia del creato egli vede la celebrazione della violenza, della lotta senza tregua per la sopravvivenza, facendo proprio il principio di Eraclito "il conflitto è padre di tutte le cose".

 - La natura di Timothy Tradwell si mantiene ancora come possibile sede dell'incanto, della meraviglia, che egli concepisce in opposizione alla società degli uomini, malvagia e prepotente, portandolo anche in più occasioni (e nel film risulterà chiarissimo) a lampanti manifestazioni di paranoia.
Il film dunque merita di essere visto per almeno queste tre ragioni:
- per il suo indubbio contenuto di verità, dovuto all'autenticità della storia, delle riprese di Treadwell, delle interviste di Herzog. Con tutto il rispetto per il cinema di finzione, si tratta di una storia vera, vissuta da vere persone, non ci sono attori ne sceneggiature ne scenografie. Questo cambia radicalmente il nostro approccio di spettatori.
- per la profondità e l'acume con cui Herzog si pone di fronte alla vicenda, raccontando e ragionando con il suo pacato inglese dall'accento leggermente teutonico (sottotitolato), e conciliando saggiamente la sua volontà, in quanto autore, di imporre la propria visione con l'intento documentaristico di "raccontare la realtà così com'è" e con il giusto rispetto verso la figura di Timothy.
- per alcune indimenticabili scene, dove magicamente sembrano trovare una soluzione quei conflitti indicati in precedenza: così nell'assistere al gioco spensierato delle volpi (bellissime) l'uomo Treadwell e l'uomo Herzog non possono che placare le proprie ansie il primo e sospendere i propri giudizi il secondo, e ritornare allo stato primitivo di creature puramente contemplative, testimoni di un evento che in quanto inaspettato e del tutto gratuito assume la forma precisa del dono.

GRIZZLY MAN
WERNER HERZOG 2005, CINEFORUM @ SPAZIO ANTEPRIMA, STAGIONE AUTUNNO 2012

NB: LA PAGINA DELL'EVENTO RIPORTA L'INIZIO DELLA PROIEZIONE ALLE ORE 21:15 - DATO CHE QUESTI ORARI VERRANNO RISPETTATI, SI CONSIGLIA PUNTUALITÀ
GRAZIE

 

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