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Il discorso del Sindaco in occasione della celebrazione del 4 novembre.

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Comune di Saronno 2012-11-09

Autorità civili e militari, Associazioni d'arma, concittadini saronnesi tutti,
ci ritroviamo oggi per celebrare la ricorrenza del 4 novembre, anniversario della vittoria del nostro Paese nella prima guerra mondiale, ma anche Festa delle forze armate, dei caduti di tutte le guerre e Giornata dell'Unità Nazionale [...]


Stemma Città di SaronnoAutorità civili e militari, Associazioni d'arma, concittadini saronnesi tutti, ci ritroviamo oggi per celebrare la ricorrenza del 4 novembre, anniversario della vittoria del nostro Paese nella prima guerra mondiale, ma anche Festa delle forze armate, dei caduti di tutte le guerre e  Giornata dell'Unità nazionale.
Chiedo a tutti un attimo di raccoglimento in ricordo di un altro, ultimo caduto, il Carabiniere Giovanni Sali, di 48 anni, ucciso ieri sera a Lodi, appartenente  all'Arma dei Carabinieri,  alle Forze dell'Ordine, e non ci si permetta di riferirvisi ad esse come Forze del “dis-ordine”,  nè oggi nè mai! Noi non lo accettiamo!

Gli Italiani morti durante la “Grande Guerra” nel triennio 1915-1918 furono 600mila; ogni mille uomini mobilitati, 105 non tornarono più a casa. Le nostre belle montagne furono le loro tombe, gli altipiani e il Piave videro e udirono le loro grida di dolore, ma anche le loro urla di gioia per il riscatto dallo straniero e per la conquistata libertà.
La generazione che combatté quella guerra oggi è definitivamente scomparsa.

Di quei soldati che combatterono nella guerra delle “trincee” adesso non è rimasto più nessuno. Essi ci hanno insegnato l’amore per la Patria, ed il ricordo del sacrificio di quegli italiani è utile proprio nel giorno della celebrazione delle Forze Armate Italiane che ancora oggi sono protagoniste di missioni nel mondo.
La Storia ci ricorda che la Prima Guerra Mondiale fu voluta dalla Massoneria internazionale per distruggere l’ultimo residuo del Sacro Romano Impero che ancora nel 1915 era l’Impero Asburgico. L’allora Pontefice Benedetto XV assieme a Carlo D’Asburgo (l’imperatore d’Austria proclamato Santo da Giovanni Paolo II il 3 ottobre 2004) furono gli unici che cercarono di fermare quella che il Papa chiamò “l’inutile strage”. Tutti gli altri potenti del mondo invece cercarono un conflitto dalle dimensioni epocali.
La “grande guerra” fu alle origini anche della seconda guerra mondiale.

Il risentimento delle popolazioni di lingua tedesca infatti, a seguito delle umiliazioni e delle vessazioni imposte dai vincitori, portarono al potere Adolf Hitler. Inoltre le vicende della Prima guerra mondiale consentirono ai comunisti di prendere il potere in Russia e di scatenare, dopo il 1945, la cosiddetta “Guerra Fredda”.
Benedetto XV sostenne allora che: “un’Europa senza Cristo non è in grado di fermare la guerra, per ragioni anche politiche ma anzitutto morali.”

Quel giudizio introdusse di fatto una nuova epoca caratterizzata da una visione politico-sociale atea e secolarizzata.  Insomma, fu una guerra inutile e non necessaria.
Con la morte degli ultimi combattenti della Prima guerra mondiale, il secolo XX è davvero finito, il secolo delle stragi, dei lager nazisti e dei gulag comunisti.
Oggi, 4 novembre 2012, facciamo memoria dei tanti, troppi soldati che hanno perso la loro vita sui monti, sugli altipiani, lungo i fiumi o nelle trincee, in Italia e in Europa ma anche in altre parti del Mondo. E non dimentichiamoci delle tante, troppe famiglie che hanno perso e pianto un loro sposo, un fidanzato, un loro figlio, un fratello. Come ci ricorda l’epigrafe scritta su questo monumento ai Caduti, di Libero Andreotti, “ai prodi saronnesi che per una Madre, l’Italia, lasciarono le madri”.

E non dimentichiamoci dell’articolo 11 della nostra Costituzione: “L'Italia ripudia la guerra come strumento di offesa alla libertà degli altri popoli e come mezzo di risoluzione delle controversie internazionali; consente, in condizioni di parità con gli altri Stati, alle limitazioni di sovranità necessarie ad un ordinamento che assicuri la pace e la giustizia fra le Nazioni; promuove e favorisce le organizzazioni  internazionali rivolte a tale scopo”.
Nel 1950, poco dopo la fine della seconda Guerra Mondiale, don Primo Mazzolari, parroco di Bozzolo, paesino in provincia di Mantova, per il quale la Pace era uno dei pensieri dominanti della sua missione, e per la quale aveva impegnato gran parte delle sue forze, scriveva: "Pacificazione tra gli animi un tempo nemici, ricerca del dialogo con i fratelli lontani nella fede o nella politica, parità nei rapporti tra le classi o i ceti o le categorie più disagiate con quelle agiate per eliminare miseria e povertà, pari dignità tra gli uomini e tra le nazioni... La pacificazione degli animi è un presupposto della libertà e, viceversa, la libertà è alla base della pacificazione di animi contrapposti dall'odio". Utopia?

A distanza di tanti anni dal quel 1950, quest'anno 2012, il premio Nobel per la Pace  è stato conferito all'Unione Europea, per il contributo dato per oltre 60 anni alla promozione della pace e riconciliazione, della democrazia e dei diritti umani, per la funzione di stabilizzazione svolta dall'UE, che ha contribuito a trasformare la maggior parte dell'Europa da un continente di guerra in un continente di pace. L'impegno dell'UE è finalizzato alla 'fraternità tra le nazioni' ed equivale ai 'congressi per la pace', criteri menzionati da Alfred Nobel nel suo testamento del 1895 per l'assegnazione del premio per la pace.


Hanno affermato il presidente del Consiglio europeo e il presidente della Commissione europea in una dichiarazione comune: "È un grandissimo onore per l'Unione europea ricevere il premio Nobel per la pace 2012. Questo è il massimo riconoscimento delle profonde motivazioni politiche che stanno alla base della nostra Unione: lo sforzo unico di un crescente numero di paesi europei di superare guerre e divisioni per disegnare insieme un continente di pace e prosperità. Il premio non è destinato soltanto al progetto e alle istituzioni che incarnano un interesse comune, bensì ai 500 milioni di cittadini che vivono nella nostra Unione". Pensando al futuro i due presidenti hanno espresso l'impegno dell'Unione europea a continuare a "promuovere la pace e la sicurezza nei paesi vicini e in tutto il mondo."Se dunque, oggi, 4 novembre 2012, siamo qui riuniti per fare memoria delle tante vittime di tutte le guerre, dobbiamo ricevere in eredità come impegno quello di meritare il Premio Nobel che è stato conferito all'Unione Europea, per la Pace! Come cittadini, uomini e donne, giovani e anziani, ci sentiamo parte dell'Europa, ci sentiamo parte di questo nostro Paese, l'Italia, oggi chiamato a fare la sua parte e a dare il proprio contributo sulla scena internazionale. 

In questo momento noi Italiani, noi tutti,  siamo chiamati a sostenere grandi sacrifici per via della crisi economica che sembra non avere mai fine... Ma questi sacrifici e quant'altro richiesto dal nostro Governo non devono mettere a repentaglio la coesione sociale e la giustizia. I sacrifici devono essere per tutti. È questione di coerenza e di equità! Certamente viviamo una stagione difficile, complessa,  per alcuni più di altri. Ma non è solo con il pareggio di bilancio, con il riaggiustamento dei conti, che si può uscire dalla crisi. E diventa molto difficile accettare e comprendere che  ai tagli alle famiglie, alla scuola, alla sanità, alle pensioni, agli enti locali, non corrispondano tagli agli armamenti! Dal 1949 il nostro paese è parte della NATO. Tale adesione, voluta da De Gasperi, che la considerava l’unica alleanza concretamente praticabile nel contesto storico e politico dell' immediato secondo dopoguerra, fu ratificata dalle Camere dopo una delle discussioni più sofferte che la storia parlamentare ricordi. A distanza di 63 anni da quel momento possiamo dire che quella decisione, pur sofferta, si è dimostrata oculata.

Oggi che lo scenario internazionale è completamente cambiato, riteniamo che il nostro Paese si debba fare promotore di una politica internazionale che valorizzi quanto più possibile l’art. 11 della nostra Costituzione repubblicana. In questa ottica vorremmo che la riduzione delle spese militari fosse perseguita con maggiore determinazione dal nostro Governo, che pure ha mostrato di compiere qualche timido passo in questa direzione. La riduzione, da oltre 100 a 60, del numero di cacciabombardieri F35 che l’Italia intende acquistare, è appunto un passo nella giusta direzione, ma troppo timido tenendo anche conte che la riduzione nel numero va di pari passo con l’aumento del costo unitario. Pur comprendendo che il nostro Paese è tenuto al rispetto degli impegni che gli derivano dall’adesione ad alleanze internazionali in tema di difesa, siamo convinti che la pace non si costruisce con la corsa agli armamenti. Oggi come  ieri.

L'Unione Europea è premio Nobel per la Pace, occorre esserne degni! E ricordiamoci che non c'è pace senza giustizia.
Concludo, come lo scorso anno, nel fare memoria dei tanti caduti di tutte le guerre, con un augurio a tutti noi, che ciascuno possa e sappia impegnarsi con forza e coraggio per essere strumento di Pace, in ogni istante della nostra vita. Pace tra le persone, tra le religioni, tra i popoli, tra le Nazioni.
Grazie, Grazie a tutti per il vostro, il nostro comune impegno!

Luciano Porro
Sindaco della Città di Saronno

 

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