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Attac Saronno - Interventi nel consiglio comunale aperto PGT del 21 marzo 2013

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Attac Saronno 2013-03-22

Gli interventi, in versione integrale e il documento delle osservazioni al PGT che abbiamo depositato ieri mattina, da cui traggono origine.




INTERVENTO PER IL C.C. APERTO SUL PGT DEL 21 MARZO 2013
(Elena Casalini – Attac Saronno)

Buona Primavera a tutte e tutti!
Il mio intervento riguarderà i contenuti di questo piano e non il metodo con cui si è arrivati (lascio a Roberto G. questa parte). Come abbiamo avuto modo di illustrare alla cittadinanza il 22 ottobre scorso, nell’unica assemblea pubblica “non governativa” che si è tenuta in città sul Piano di Governo del Territorio, e in piazza i primi di dicembre, sono tre gli assi fondamentali di questo piano che definirei “sconvolgenti”. Uso questo termine perché mi è stato suggerito dalle facce delle persone che, avvicinandomi per capire qualcosa di più di questo piano, mi chiedevano (davvero sconvolte) “perché” secondo me l’amministrazione di Saronno andava in questa direzione.
Bene, non ho saputo trovare altre motivazioni che quella fornitami dall’Assessore Campilongo, che molto onestamente (e questo lo riconosciamo) alla mia stessa domanda ha risposto, alzando le braccia: “è il prezzo da pagare”!
Poiché riteniamo che la nostra città abbia da tempo già pagato e stia tuttora pagando un prezzo molto alto in termini ambientali e sociali, ritenevamo doveroso almeno un piano di “risarcimento” se non di “restituzione” del prezzo sinora pagato dai suoi abitanti! C’è un passo nel Rapporto Ambientale (a pag. 26 e 27) che vorrei citare perché spiega molto semplicemente quanto ho detto, che dice: “I concetti di tempo e limite sono quindi da porre in primo piano: limite nell’utilizzazione delle risorse e tempo di loro rigenerazione…il tempo della richiesta di un operatore o di un amministratore di ottenere una rendita dal territorio, dipende in larga parte dalla legge del mercato; i tempi della rigenerazione naturale e del recupero ambientale non seguono i sistemi economici dell’uomo.” Ecco, devo dire che a Saronno ce ne siamo resi conto molto bene.
Una città dove il settore immobiliare, troppo spesso speculativo, è stato ed è tuttora padrone della città e noti a tutti noi sono i suoi “padrini”. Mentre servo di questo padrone è stato l’ambiente e la salute dei suoi cittadini. Oltre alla nostra esperienza quotidiana, sono i documenti ambientali allegati allo stesso PGT che ci indicano dove siamo arrivati: - Saronno è la città di gran lunga più densamente popolata della Provincia di Varese con 3.613 abitanti per kmq. (la seconda, Busto, ne ha 2.700); Saronno è anche classificata “comune ad alta tensione abitativa” (Del. CIPE n. 87 del 13.11.2003) - La piccola superficie territoriale di Saronno (10,84 kmq.) è già edificata per la percentuale record del 73,7%
- l’aria è inquinata a tal punto che il PM10 l’anno scorso ha superato di tre volte il limite di legge previsto (max 35 superamenti di soglia annui, se ne è avuti 101)
- oltre 200.000 veicoli attraversano in entrata e in uscita la città ogni giorno
- il suolo è contaminato da numerose (almeno 13) aree ex industriali a rischio
- la nostra falda acquifera superficiale è già vulnerabile totalmente per quanto riguarda i nitrati mentre quella profonda presenta focolai di contaminazione da solventi clorurati che hanno già causato la chiusura temporanea o assoluta di alcuni pozzi Questo per citare solo le principali conseguenze di uno sviluppo sconsiderato e non più sostenibile.

E veniamo alle “risposte” che a questa situazione darebbe questo piano, ovvero i tre assi fondamentali che citavo all’inizio:
1. Il primo, si chiama “dimensionamento di piano”, ovvero quanto si ritiene di dover ancora costruire sulla base di un numero stimato di nuovi abitanti “teorici” e sulla base di quanto costruito esiste già.
Il PGT adottato stima un fabbisogno che va da 5.145 a 8.500 nuove “stanze”/ abitanti teorici (oltre che per attività da 140.700 mq. a 208.500), nel complesso avremo nuovi 1.230.000 mc. di cemento esclusi ulteriori ca. 50.000 mc. del c.d. TUC che non vengono quantificati ufficialmente. Non se ne dà adeguata giustificazione, in termini di quanto già è stato costruito e di quanti altri residenti si prevedono. Bene, negli ultimi dieci anni la popolazione è cresciuta di soli 1.811 abitanti (nel decennio precedente era addirittura diminuita del 4,5%), mentre il costruito è cresciuto di 4 volte tanto (7.200 nuove “stanze” teoriche di 33 mq. ovvero ca. 3.600 appartamenti in più!) Questo sugli ultimi dieci anni è l’unico dato che è stato fornito, mentre non è stato realizzato il censimento dell’edificato esistente nel complesso e di quanto risulti vuoto e inutilizzato, indispensabile per capire quanto (e se) vada ancora costruito. Abbiamo chiesto questo dato fondamentale prima a voce, poi per iscritto a novembre e non ci è mai stato risposto fino a che i primi di marzo ci viene data ancora una non-risposta. Non lo chiediamo solo noi ma anche altri enti coinvolti nel procedimento di Valutazione Strategica, come l’ARPA e la Provincia che hanno sottolineato con molta decisione questo aspetto davvero “sconcertante”. Che questo dimensionamento e questo sviluppo in generale non sia più sostenibile è già ora evidente se consideriamo i dati del bilancio idrico contenuti nello studio idrogeologico allegato al piano: già oggi, con gli abitanti e l’edificato attuale, siamo in presenza di un “deficit” idrico 3.402 mc/giorno, con gli scenari di dimensionamento proposti si arriverebbe a un incremento del “deficit” idrico da ca. 4.500 mc./giorno a quasi 5.000 mc./giorno! Poiché è l’amministrazione stessa a non riuscire a giustificare questo enorme carico insediativo (prima dicendo che è vero che il PGT ha validità di 5 anni ma la prospettiva temporale è di dieci, non sarebbe proprio così, e poi ammettendo che in effetti non è basato sulla stima di bisogni fisiologici, sicuramente più contenuti, ma sulle “occasioni” e “potenzialità” presenti sul territorio” (DdP pag. 15-17), chiediamo un drastico ridimensionamento delle previsioni di piano e che queste vengano riformulate sulla base di presupposti più scientifici e fondati. 2. Il secondo problema fondamentale è il consumo di suolo.
Qui il dato c’è, grazie a un censimento sugli spazi aperti realizzato nel 2010, ed è davvero sconcertante, visto che risulta edificato ben il 73,7% del nostro territorio. E’ la stessa amministrazione ad ammettere (cito dal Piano dei Servizi) che si è di fatto di fronte a “una sorta di resa dell’ambiente naturale rispetto a quello costruito”. Ormai il territorio inedificato è residuale e le uniche due aree libere omogenee e agricole rimaste sono a nord ovest (grazie al vincolo di in edificabilità del radiofaro) e a nord est; quest’area però verrà tagliata in due dalla nuova strada di collegamento alla pedemontana (TRC011), ma il PGT sembra giustificare questa devastazione con le potenziali “mitigazioni” che forniranno l’occasione per la realizzazione di potenziali “network ecologici” (sic!). Consideriamo che il PTCP valuta (o meglio valutava) quest’area come unica zona del territorio comunale con valore “a” ovvero “caratterizzata da grande compattezza e margine positivo, area agricola produttiva, in grado di resistere”
Il documento di piano propone l’edificabilità di numerose aree ancora libere, tra cui gli ex standard, chiamate ATP (limitatamente al 20%), alcune aree attigue al sedime fluviale del Lura (chiamate ARU), oppure alcune aree cosiddette ATR perché “residuano” delle volumetrie dai piani precedenti.
Sul consumo di suolo, dobbiamo evidenziare due aspetti:
- Non ci sono volumetrie che “residuano” dai PRG precedenti quasi avessero un “diritto naturale” all’edificabilità, perché il nuovo piano di governo del territorio è un punto zero da cui partire, altrimenti le volumetrie “ereditate” dai piani precedenti si stratificherebbero sugli altri senza possibilità di cambiamento
- Il presunto “saldo” positivo che l’amministrazione nei suoi calcoli dichiara di ottenere tra quello che fa costruire e quello che otterrebbe in termini di standard e servizi è di mq. 2.142 ottenuto però per la gran parte dall’edificazione sulle aree dismesse (159.099 mq.) e per il resto dal “sedime ferroviario dismesso” (ritenuto inedificabile di fatto e di diritto) per mq. 16.754 oltre ad altre aree si dice “recuperate” in tre ambiti ARU (già in buona parte inedificate).
Questa filosofia di affidare alla realizzazione dei progetti di riqualificazione sulle aree dismesse la gran parte del “saldo positivo” del consumo di suolo è stata finora fallimentare, come dichiara la stessa amministrazione nel Piano dei Servizi (pagg. 10-11 della Relazione) quando analizzando lo stato di attuazione degli standard osserva che dei 195.000 mq. a verde connessi ad interventi di omologazione urbanistica, non essendo stati realizzati “non ha pertanto prodotto il ritorno di aree alla disponibilità pubblica nella misura che ci si aspettava”
Chiediamo che si voglia finalmente attuare una “moratoria” sull’edificabilità dei suoli nella nostra città, anche sulla base delle valutazioni ambientali emerse (ad esempio, viene ricordato nello studio idrogeologico che Saronno ricade in area di “ricarica degli acquiferi profondi” secondo la pianificazione regionale e in caso di espansione di aree edificabili va verificata l’effettiva disponibilità della risorsa anche in termini di salvaguardia, cosa che abbiamo visto già essere in deficit).
Pertanto, chiediamo la tutela integrale delle aree residue ancora inedificate, anche quelle comprese nel TUC di ca. 42.000 mq., in particolare di quello che resterà delle aree agricole (che andranno tutelate anche con un piano per la conversione all’agricoltura biologica e di prossimità) e liberando le sponde fluviali del Lura dall’edificato esistente. 3. Veniamo ora al terzo asse fondamentale del PGT: le aree dismesse ovvero gli ATU che rappresentano da sole 936.666 mc. di volumetrie, ovvero ca. il 73% del carico insediativo del piano.
Vent’anni fa ci chiamavano “sognatori” o “utopisti”, ecco credo di poter dire dopo tutto questo tempo che i “sognatori” sono coloro che hanno affidato alla legge del mercato la cosiddetta riqualificazione di queste aree. La filosofia del “ti faccio costruire e tanto in cambio di servizi e verde” è rimasta come è evidente inattuata, comprese le tanto sbandierate bonifiche dei suoli sempre più contaminati. Queste aree restano ancora dei “buchi neri” circondate da muri inaccessibili e anzi ostacolo per i cittadini.
Ora su queste aree si vuole ripetere questa storia già vista, anzi andando a incrementare un indice volumetrico già pesante per un presunto “riconoscimento” dei costi di bonifica che verosimilmente le proprietà hanno già scontato. Addirittura non si vuole decidere a tal punto cosa farne che si delega a un futuro Accordo di Programma le previsioni e le funzioni insediabili. In questi anni le proprietà si sono succedute e fallite, speculando solo sul valore d’uso dei suoli loro concesso (oltre all’ISI sull’area ex Cemsa anche la Galileo sull’area ex Isotta Fraschini è in liquidazione giudiziaria dal 24 dicembre). Sono rimaste le banche, che non hanno di certo l’interesse pubblico al centro dei loro pensieri. L’esperienza ci dimostra che vent’anni fa avevamo ragione a chiedere (e ottenere in parte) un percorso partecipato dai cittadini per una reale riqualificazione di queste aree a scopi ambientali e sociali, ma soprattutto a chiedere una forte regia pubblica che consentisse di governare un processo lungo e faticoso ma non impossibile. E’ quindi doveroso da parte di questa amministrazione, che lo può fare, un ripensamento sulle politiche di pianificazione di queste aree, che tengano conto anche della crisi economica, che non consentirà più, ma non lo ha consentito neanche in passato, una continua edificazione senza senso e obiettivi precisi.
È necessario dunque provare a tornare a scommettere sulla destinazione produttiva di queste aree avendo l’obiettivo della “riconversione ecologica territorio”, con funzioni chiare e precise quali, oltre al parco, la produzione, promozione e formazione alle energie rinnovabili e al risparmio energetico, la ricerca e il riciclaggio delle materie prime seconde, la biodepurazione di acque e suoli, la bioedilizia ovvero altre funzioni del settore con alto livello tecnologico e scientifico; e questo con un reale percorso partecipativo con la cittadinanza, a partire dai soggetti presenti sul territorio nei settori di attività individuati, con il Comune garante con le proprietà di questo percorso, quale partner attivo del processo. Abbiamo cinque anni per scommettere una strategia e forse un futuro diverso, perché non provarci?
Le politiche del costruire ad ogni costo hanno fallito e saranno sempre più fallimentari, con la saturazione completa del mercato immobiliare, mentre la disoccupazione avanza drammaticamente e investire in questi settori è sempre più necessario anche per non rendere irreversibile la grave compromissione ambientale del nostro territorio. L’intervento che mi seguirà di Roberto darà anche conto delle possibili risorse finanziarie che è possibile provare ad attivare e questa sera abbiamo con noi anche un’esperienza concreta che si sta realizzando in questi settori da parte di operai in autogestione a Trezzano sul Naviglio.
Perché continuiamo a credere che un altro mondo è possibile e comincia da qui.
Elena Casalini
Attac Saronno
Saronno, 21 marzo 2013

CONSIGLIO COMUNALE APERTO DEL 21 MARZO 2013 SUL PIANO DI GOVERNO DEL TERRITORIO
INTERVENTO DI ROBERTO GUAGLIANONE (ATTAC SARONNO)
Signor Sindaco, signore e signori amministratori di maggioranza del consiglio comunale di Saronno. Nel vostro programma elettorale avevate scritto che “nel rapporto amministratori-cittadini riteniamo necessario rafforzare gli istituti della democrazia partecipata pensare a nuovi modelli, a nuove regole che sappiano coinvolgere la comunità nella pianificazione, approvazione e gestione delle scelte importanti…”. E, ancora, dicevate: “…e, nello stesso tempo, pongano gli amministratori in un sistema di relazioni caratterizzato da disponibilità e apertura nei confronti delle istanze che provengono dalle varie forme organizzate del tessuto sociale cittadino”. L’opposto di quanto avvenuto, in questi ultimi due anni, per il Piano di Governo del Territorio, la scelta più importante in assoluto, perché riguarda il futuro concreto di ognuno di noi: l’aria che respiriamo, l’acqua che beviamo, il terreno che calpestiamo, la qualità della nostra vita e della nostra salute, insomma. E ha voglia l’assessore a rivendicare come presunta partecipazione una sequenza (peraltro tanto rapida quanto poco partecipata) di appuntamenti cittadini vorticosamente tenuti tra ottobre e dicembre scorsi, il cui elenco non ci viene risparmiato sulle testate di partito e dell’amministrazione. Ma, come ben sa chi vi abbia partecipato, stiamo parlando di incontri ad andar bene di informazione, in cui la cittadinanza veniva messa al corrente delle intenzioni sul PGT della maggioranza, senza essere fornita degli strumenti minimi per potervi interloquire paritariamente o quasi. Lo stesso dicasi per i laboratori di progettazione partecipata in gran parte successivi all’adozione, anche rispetto alle esigue presenze di cittadini. Una prima serie di ottimi motivi per cambiare rotta è quella che ci ha appena delineato l’intervento di Elena Casalini, per Attac Saronno. Nient’altro che il puntuale aggiornamento delle critiche di metodo e di merito che muovemmo al PGT, allora ancora in adozione, lo scorso 22 ottobre 2012, unici a convocare un incontro pubblico in città, in cui – nonostante la partecipazione massiva della maggioranza – nessuna risposta giunse, pubblicamente o anche in un incontro bilaterale, al momento come in seguito, nonostante le vane promesse dell’assessore .
Ma riteniamo che, oltre al fatto che un’impostazione del PGT di questo tipo smentisce totalmente gli obiettivi di consumo zero del territorio, etc., ci sia anche un’altra considerazione altrettanto importante: voi non potevate fare diversamente da come avete proceduto! Provo ora a spiegare il perché. Si dice che, perché si possa parlare di partecipazione effettiva alle scelte fondamentali della città, i cittadini siano coinvolti paritariamente nella discussione, avendone gli estremi di massima per poterla affrontare con consapevolezza.
E allora, quanto andava fatto nel primo biennio del vostro mandato (oppure ora, azzerando l’intero percorso: siete ancora in tempo!), al posto di discutere solo al vostro interno per decidere se tenervi o meno tre progettisti, col risultato che uno è stato addirittura arrestato per corruzione nella sua Pavia, avreste potuto procedere cominciando da una semplice riflessione, che parte dal nodo, prima evidenziato con la frase assessorile del “prezzo da pagare”:
dove troviamo i soldi per gli investimenti se non dagli oneri di urbanizzazione delle aree cittadine? Secondo noi si trattava, o si tratta, di impostare il discorso con la città in questo modo: “Cari cittadini, a causa di crisi e mancati trasferimenti statali, del patto di stabilità e quant’altro, riusciamo a malapena a far fronte alle spese correnti (peraltro tagliando sempre più servizi). Vogliamo capire insieme dove si possono trovare i denari per gli investimenti, unica speranza di ripresa per la città?”
In una parola: si dovevano porre le basi per un BILANCIO PARTECIPATIVO di Saronno, in cui ogni risorsa presente nella cittadinanza avrebbe potuto contribuire con idee e progetti alla definizione delle priorità, dei loro costi, delle possibili modalità di finanziamento. Ma questo non è avvenuto. E ogni tentativo di farlo dopo l’approvazione del PGT sarebbe inutile, se non “farsesco”. A meno che questo PGT non sia approvato. Cittadini (e consiglieri comunali, perché no?) che sanno che cosa è un Piano di Governo del Territorio come anche un bilancio comunale, che conoscono almeno l’indispensabile per poterli interpretare, sono una risorsa per qualsiasi città, retta da qualsiasi amministrazione.
Cittadini che sanno quali sono le condizioni economiche della loro città e che sanno quali sono le condizioni ambientali in cui si trova; che sanno quali sono gli strumenti urbanistici che potrebbero migliorare la loro vita e quali vincoli contengono; che sanno quali sono le prerogative dei cittadini e quali quelle degli amministratori in questo sistema democratico.
Amministratori consapevoli che rinunciare ad una piccola parte della loro sovranità a favore di cittadini che possono essere per loro delle risorse: ecco gli ingredienti di una democrazia partecipativa efficace. Solo questa può essere la base di un ragionamento che voglia davvero pensare ad un’alleanza tra amministratori e cittadini, NEL RISPETTO DEI RUOLI DI CIASCUNO, per il recupero di una città. Solo sapendo di quali denari si può pensare di disporre, in quali tempi, sfidando quali vincoli (come il patto di stabilità, come fece l’anno scorso la giunta di centrosinistra del comune di Torino) e accettandone le eventuali conseguenze è davvero possibile costruire la possibilità di uscire da un circolo vizioso, sempre più avvolgente: i trasferimenti sempre minori agli enti locali stanno trasformando i sindaci in amministratori condominiali su larga scala, gestori di un esistente sempre più misero, bravi quando riescono a ridurre il danno il più possibile.
Noi pensiamo che solo così sia possibile recuperare una sorta di “orgoglio” di amministratori e cittadini. Pensiamo che solo così, riappropriandosi della finanza pubblica, laddove il privato ne condiziona l’uso, sia possibile restituire alla politica la funzione della politica.
Noi pensiamo che la vera “antipolitica” sia quella delle istituzioni finanziarie sovranazionali, della banca centrale europea, della commissione europea, del fondo monetario internazionale: organismi che nessun cittadino ha eletto, ma che impongono le scelte a qualsiasi amministratore, nazionale e locale e regolano (anzi, strangolano) le vite di noi cittadini e i nostri diritti, sempre più compromessi. NON E’ ANCORA TROPPO TARDI, MA LO DIVENTERA’ SE ADOTTERETE QUESTO PGT! Se invece vi fermate, se considerate il dimensionamento di piano, la salvaguardia vera di acqua , aria e suolo, se immaginate una destinazione diversa per le aree strategiche della città, se coinvolgete davvero la cittadinanza attiva, che in questa città non manca, in un’alleanza per il futuro di Saronno, una città diversa sarà davve

 

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