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Affreschi in biblioteca: Palazzo Seccoborella a Bollate (MI)

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Grazia Guarnieri 2014-09-17

A Bollate Palazzo Seccoborella, attuale sede della Biblioteca Comunale, nasce nel Cinquecento come la più classica delle cascine lombarde: pianta a U, divisione tra corpo padronale e area per i lavori agricoli. Nei primi anni del Seicento il palazzo viene affrescato dalla ditta Avogadro Pozzi. Alcuni di questi affreschi sono tuttora visibili.


I Pozzi sono di Valsolda, ai confini tra Como e il Canton Ticino; gli Avogadro invece sono di Tradate, già allora toccata dalla strada Varesina. Nei primi anni del Seicento,  il sodalizio tra le due famiglie di artisti lascia molte testimonianze nella pieve di Bollate. La ditta è attiva a San Martino, a Villa Arconati e, appunto, in Palazzo Seccoborella, fatto costruire dall’omonima famiglia, già feudataria di Vimercate per volontà degli Sforza.
Nel palazzo sopravvivono, sia pure incompleti, due cicli di affreschi: i Paesaggi e le Storie di Ercole. Entrambi sono caratterizzati da uno stile decorativo molto aggraziato, di derivazione raffaellesca, con grande abbondanza di grottesche, forme geometriche e putti. .
I Paesaggi sono visibili nella sala d’ingresso alla Biblioteca. Si tratta di luoghi dipinti in modo generico, tanto da rendere impossibile un’identificazione. L’intento doveva essere quello di raffigurare i posti migliori nei domini Seccoborella.
Le Storie di Ercole sono nella sala usata per le celebrazioni dei matrimoni civili, solitamente non aperta al pubblico. Mostrano la morte di Ercole e la sua successiva ascesa all’Olimpo. Concludono il ciclo due riquadri con altri miti: Deucalione e Pirra e Cadmo e gli Sparti. Deucalione e Pirra, nelle leggende greche, sono gli unici sopravvissuti al diluvio. Cadmo fonda Tebe insieme agli Sparti, esseri nati dai denti di un drago da lui ucciso. Il tema generale della sala dovrebbe essere quindi una riflessione sulla vita e sulla morte, e la leggerezza dello stile dona a questi episodi drammatici il sapore di una fiaba.

 

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