notizia

LUCA Barbareschi interpreta Il discorso del re

Notizia letta 2303 volte

Teatro Giuditta Pasta Saronno 2014-01-17

Il discorso del re è una commedia umana, in perfetto equilibrio tra toni drammatici e leggerezze, ricca di ironia ma soffusa di malinconia, che vede nei panni del logopedista un magistrale LUCA Barbareschi affiancato, nel ruolo di Giorgio VI, da Filippo Dini. Un capolavoro dello sceneggiatore David Seidler, un testo nato per il teatro ma recentemente trasformato in una pluripremiata pellicola. Sicuramente tutti ricordano il capolavoro cinematografico, ma pochi sanno che il testo era stato scritto per il teatro e proprio sul palcoscenico lo riporta LUCA Barbareschi.


Venerdì 17 e sabato 18 gennaio – ore 21.00
Domenica 19 gennaio – ore 15,30
LUCA Barbareschi e Filippo Dini
in:
IL DISCORSO DEL RE
di David Seidler
con LUCA Barbareschi, Ruggero Cara, Chiara Claudi, Filippo Dini, Roberto Mantovani, Astrid Meloni, Giancarlo Previati, Mauro Santopietro
traduzione e regia di LUCA Barbareschi

Il discorso del re è una commedia umana, in perfetto equilibrio tra toni drammatici e leggerezze, ricca di ironia ma soffusa di malinconia, che vede nei panni del logopedista un magistrale LUCA Barbareschi affiancato, nel ruolo di Giorgio VI, da Filippo Dini. Un capolavoro dello sceneggiatore David Seidler, un testo nato per il teatro ma recentemente trasformato in una pluripremiata pellicola. La pièce è ambientata in una Londra regale, a cavallo tra gli anni Venti e Trenta, ed è incentrata sulle vicende di Albert, secondogenito balbuziente del Re Giorgio V. Si parte dai fatti storici per addentrarsi in un dramma personale, senza abbandonare mai la Storia che è presenza imprescindibile di ogni istante della commedia. È una bellissima storia sul senso di responsabilità, sulla solidarietà familiare e sulla forza di volontà che permette di superare ostacoli apparentemente insormontabili.

Evento speciale:
intero € 28
ridotto (over65, gruppi organizzati) € 25
ridotto under30 € 22
ridotto under20 € 15

Fondazione Culturale Giuditta Pasta
via I maggio snc - 21047 Saronno VA
Tel: +39 02.96.70.19.90
Fax: +39 02.96.70.20.09
ufficiostampa@teatrogiudittapasta.it
www.teatrogiudittapasta.it


www.facebook.com/TeatroGiudittaPasta
 

La storia
La commedia è ambientata in una Londra surreale, a cavallo tra gli anni 20 e 30, ed è centrata sulle vicende di Albert, secondogenito balbuziente del Re Giorgio V.
Dopo la morte del padre, il timido e complessato duca di York non sarebbe dovuto salire al trono d’Inghilterra. Il primogenito era infatti Edoardo, che divenne sì re ma che, per amore di Wallis Simpson, abdicò neppure un anno dopo. A Bertie, o meglio ad Albert Frederick Arthur George Windsor, toccò il peso della corona diventando sovrano con il nome di Giorgio VI.
Un uomo atipico che fu re molto amato dal popolo, legato da vero amore alla moglie: la volitiva Elisabetta Bowes-Lyon, e che si portava appresso un fardello di costrizioni infantili e un bisogno di affetto difficili da trovare nell’anaffettiva coppia di genitori regali. Un’insicurezza che si esprimeva attraverso una balbuzie invalidante e impossibile da gestire nei numerosi e imbarazzanti discorsi pubblici cui era tenuto. In più, Giorgio VI si trovava a essere la voce del e per il popolo britannico in un momento difficile della storia, alla vigilia del secondo conflitto mondiale. Ma che voce poteva essere o quale guida per il popolo? Così venne portato dalla moglie in visita dal logopedista australiano Lionel Logue, dai metodi anticonformisti, capace di sondare le anime e di medicarle, attore mancato per eccessiva enfasi, insegnò al Duca di York come superare l’incubo di parlare in pubblico. Logue pretese subito il “tu” dal reale e sottopose il futuro re ad una cura che attingendo al laboratorio teatrale quanto alla seduta psicanalitica gli permise di salire sul trono.
Una commedia umana, sempre in perfetto equilibrio tra toni drammatici e leggerezze, ricca di ironia ma soffusa di malinconia, a tratti molto commovente, ma capace anche di far ridere. Non di risate grasse o prevedibili, ma di risate che nascono dal cervello e si trasmettono al cuore. Così come le lacrime non nascono da un intento ricattatorio ma dall’empatia, da una condivisione sentimentale di difficoltà umane.
Il discorso del Re parte dai fatti storici per addentrarsi in un dramma personale, senza abbandonare mai la Storia, che non è fondale sottofondo ma è presenza imprescindibile di ogni istante della commedia al fianco dei protagonisti.
Il film, che recentemente è uscito nelle sale, è stato pluripremiato alla notte degli oscar.
In origine nasce però come testo teatrale, Il discorso del Re sfrutta l’aspetto psicofisico della disarticolazione verbale per raccontare il rapporto tra il Paese colono e l’Impero per cui sacrifica i propri figli in guerra. E dimostra come aneddoti nascosti nelle pieghe della Storia possano elevarsi alla potenza dell’epica, se narrati con perizia e ritmo. Il merito è dello sceneggiatore David Seidler (Tucker. Un uomo e il suo sogno di Francis Ford Coppola), che nella sua vita ha sofferto di balbuzie. 

 

Pagina precedente